Affitti Brevi

Automatizzare la comunicazione con gli ospiti: la guida

In questo articolo:

Automatizzare la comunicazione con gli ospiti significa delegare a un sistema le domande che si ripetono a ogni soggiorno - orario di check-in, wifi, parcheggio, accesso, regole della casa - tenendo per sé i reclami e le eccezioni. È l'ultima area della gestione degli affitti brevi in cui l'automazione è arrivata davvero, e in questo articolo vediamo quanto funziona, cosa conviene lasciare a mano e con quale strumento farlo.

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Chi ha fatto un percorso con noi non ha bisogno di essere convinto che questo mestiere si scala automatizzando. È il primo insegnamento del metodo e, a essere onesti, è anche l'unica differenza vera tra chi gestisce venti unità e chi si è fermato a tre: non il talento, non i soldi iniziali, ma quante attività hai smesso di fare a mano.

Il punto interessante, oggi, è che il perimetro dell'automatizzabile si è spostato. Fino a poco tempo fa esisteva una casella che restava ostinatamente manuale, per tutti, anche per chi aveva impostato tutto il resto alla perfezione: la conversazione con gli ospiti. È lì che l'intelligenza artificiale sta cambiando le cose, e vale la pena capire come, perché non tutte le soluzioni sul mercato fanno la stessa cosa e le differenze contano.

Che cosa si automatizza già negli affitti brevi

Vale la pena ripercorrere rapidamente lo stato dell'arte, perché serve a capire cosa mancava. Il pricing è il caso più maturo. Nessuno che gestisca più di quattro o cinque unità apre ancora il calendario ogni mattina per spostare le tariffe a mano, e chi lo fa lascia soldi sul tavolo. Gli strumenti di prezzi dinamici non sono più intelligenti di un buon revenue manager, ma eseguono la stessa decisione migliaia di volte senza stancarsi, senza dimenticarsi il ponte di novembre e senza giornate in cui hanno voglia di fare altro. La strategia resta umana, l'esecuzione no.

Il check-in è il secondo. Smart lock, codici temporanei, raccolta documenti a distanza: la consegna delle chiavi, che era il collo di bottiglia fisico dell'intero mestiere, è diventata un processo che gira da solo. Poi c'è tutto il livello della distribuzione e dei contenuti: traduzioni, riscritture degli annunci per canale, controllo delle descrizioni su dieci portali. Attività a bassissimo valore aggiunto per chi le fa e ad altissimo impatto sulla conversione: affidarle a un modello linguistico con revisione finale è ormai la norma.

E c'è un'area che quasi nessuno sfrutta, l'analisi. Dentro le recensioni ci sono i motivi ricorrenti per cui gli ospiti sono contenti o delusi, e valgono più di qualunque consulenza. Leggerne trecento a mano non lo fa nessuno. Farle leggere a un'AI e chiederle cosa si ripete è questione di minuti.

Perché i messaggi automatici non bastano

Su questa casella la soluzione classica ci era arrivata vicino senza chiuderla: i messaggi programmati su Airbnb, su Booking, sul channel manager. Funzionano finché l'ospite sta dentro il binario. Il problema è che le domande vere non stanno dentro il binario quasi mai.

Le password non funzionano, il citofono non si capisce, il parcheggio è occupato, l'ospite chiede se può lasciare le valigie tre ore prima, se il seggiolone c'è, se il cane è ammesso, se la spiaggia è raggiungibile a piedi. Sono richieste banali, sempre le stesse, ma ognuna è formulata in modo diverso, in una lingua diversa, su un canale diverso, e nessun template le prende tutte.

Il risultato è che l'automazione dei messaggi non ha ridotto la reperibilità di nessuno. Ha tolto di mezzo i casi facili e ha lasciato intatto l'obbligo di stare con il telefono in mano per tutti gli altri, che sono la maggioranza.

Aggiungiamo la parte che rende la faccenda un problema di conto economico e non di comodità. La reattività incide sul posizionamento su entrambe le grandi piattaforme e incide sulla conversione delle richieste in prenotazioni, perché la stanza la prende chi risponde prima. Ma per rispondere prima devi essere sveglio, e nessuno è sveglio ventiquattro ore al giorno per dodici mesi. Chi ha provato a coprire il buco assumendo qualcuno sa quanto costa e quanto è fragile.

Quanto si automatizza davvero la comunicazione con gli ospiti

Qui serve una precisazione, perché sul mercato girano percentuali che vanno lette con attenzione. Diversi strumenti dichiarano automazione tra il 90 e il 98%. Il trucco, quando c'è, sta in cosa entra nel conteggio: se consideri "automatizzato" ogni messaggio inviato, compresi i template di conferma e i promemoria che partivano già da soli prima, arrivare al 95% è facile e non ti dice niente su quante ore hai recuperato.

Se invece conti solo le risposte vere a domande vere, e le conti soltanto quando l'host le ha approvate senza modificarle, il numero scende e finalmente diventa utile. Misurato così, su appartamenti gestiti quotidianamente e non in demo, un'AI istruita bene gestisce da sola intorno a sette conversazioni su dieci. È il numero realistico, e chi ti promette il 95% ti sta contando dentro i promemoria di check-out.

Il restante 30% non è un difetto da nascondere: è la parte del lavoro in cui la tua presenza produce valore. I reclami, le richieste ambigue, le eccezioni che richiedono una decisione commerciale, le situazioni in cui bisogna scegliere se rimborsare o tenere duro. Sono le uniche conversazioni in cui il tuo intervento cambia il risultato, e finora ci arrivavi stanco, dopo la quarantesima volta che avevi spiegato l'orario del check-in.

Cosa automatizzare e cosa tenere per te

Il confine, dopo un anno di osservazione su portafogli reali, cade più o meno qui. Conviene automatizzare tutto ciò che è informazione già scritta da qualche parte, e tenere per sé tutto ciò che richiede una decisione.

Da delegare al sistema:

  • Le informazioni pratiche sulla struttura: accesso, wifi, parcheggio, elettrodomestici, spazzatura.
  • Gli orari e le richieste di flessibilità semplici.
  • I consigli sulla zona e le istruzioni di arrivo e di partenza.
  • Le richieste di recensione.
  • Tutte le domande pre-prenotazione che riguardano dotazioni e regole.

Da tenere per te:

  • I reclami di qualsiasi entità.
  • Le richieste di rimborso e di sconto.
  • I danni e i problemi di accesso in corso.
  • Le trattative su soggiorni lunghi o gruppi.
  • Ogni conversazione in cui l'ospite è già arrabbiato quando scrive.

Da questo confine esce anche il criterio con cui valutare qualunque strumento, ed è controintuitivo: non guardare quanto risponde, guarda come si comporta quando non è sicuro. Un sistema che risponde sempre a tutto con la stessa sicurezza non è più avanzato, è solo più difficile da controllare.

Il tool che abbiamo trovato

Questa è la domanda che ci arriva più spesso dagli studenti già operativi, e per mesi non abbiamo avuto una risposta che ci soddisfacesse. Ne abbiamo provati diversi, e la maggior parte cadeva sempre sullo stesso punto: bravissimi a rispondere, incapaci di riconoscere quando era il caso di tacere. Quello che ci ha convinto si chiama BuddyChat, ed è un chatbot AI per affitti brevi che consigliamo perché lo abbiamo visto lavorare, non perché ce lo hanno raccontato.

Copre tutte le OTA e anche WhatsApp: i messaggi che arrivano da Airbnb, da Booking e dal tuo numero WhatsApp finiscono in un'unica interfaccia, quindi smetti di rincorrere tre applicazioni con tre notifiche diverse. Funziona perché non risponde a caso: pesca da una base di conoscenza costruita sui tuoi annunci e sui tuoi vademecum, casa per casa, quindi le risposte sono quelle che avresti dato tu e non frasi generiche da assistente virtuale.

  • Legge le foto e ascolta gli audio, e conta più di quanto sembri: l'ospite in difficoltà manda la fotografia del citofono che non capisce invece di descriverlo a parole.
  • Traduce in tempo reale, in qualunque lingua ti scrivano.
  • Impara: quando rispondi tu a mano, quella risposta può essere salvata e diventare patrimonio della struttura, disponibile anche per chi lavora con te.
  • Funziona anche senza channel manager, quindi non ti chiede di rifare l'impianto che hai già impostato: si affianca a quello che usi e si può provare su due case senza toccare il resto.

Poi c'è il comportamento davanti a un problema, che è esattamente il criterio del paragrafo precedente: su un reclamo o su una situazione che non padroneggia, BuddyChat non improvvisa e non risponde al posto tuo. Ti avvisa e resta in silenzio finché non intervieni. Puoi anche tenerlo in modalità suggeritore, in cui prepara la bozza e sei tu a dare l'ok prima dell'invio, e allargargli l'autonomia col tempo, man mano che vedi come se la cava sulle tue case.

Non è un caso che si comporti così. L'hanno costruito due property manager che hanno studiato in BnB Academy e un ingegnere informatico per il proprio portafoglio, e per oltre un anno lo hanno usato solo sui loro immobili prima di trasformarlo in un prodotto. I numeri del paragrafo precedente arrivano da lì, ed è anche il motivo per cui non ci hanno raccontato favole sul 98%.

C'è infine una parte vocale, sviluppata con NeuroVoxis, che risponde al telefono a qualunque ora e in qualunque lingua. Serve a chi ha volumi veri di chiamate - affittacamere, agriturismi, piccole strutture alberghiere - e un ufficio che di notte chiude mentre il telefono continua a squillare.

Quando conviene automatizzare la comunicazione

Indicativamente il senso economico compare intorno alle cinque unità: sotto quella soglia il tempo che recuperi difficilmente giustifica lo strumento. Ma è un'indicazione, non una regola: se già con due appartamenti ti senti sopraffatto dai messaggi, se il telefono ti detta le giornate e ti accorgi di rimandare tutto il resto per rispondere, allora vale la pena farci un pensiero comunque.

Non esiste una verità assoluta su quando automatizzare, perché il bisogno è sempre personale e dipende da come è fatta la tua giornata e da quanto quel carico ti pesa. Il ritorno, in ogni caso, cresce con le unità: più case gestisci, più canali hai attivi, più il tempo recuperato si traduce in margine.

Ma la considerazione più utile riguarda il momento in cui lo imposti. Chi ha già venti unità e una macchina rodata deve aprire quello che ha costruito e rimetterci mano. Chi sta strutturando adesso il proprio portafoglio ha il vantaggio di costruire la base di conoscenza mentre la crea, una casa alla volta, invece di dover recuperare a posteriori vademecum sparsi in cinque documenti diversi. Come per il pricing, anche qui chi imposta bene da subito arriva a venti unità senza mai aver vissuto la fase in cui la comunicazione diventa ingestibile.

Vale, in fondo, la stessa logica di sempre: l'automazione non serve solo a lavorare meno ore, ma soprattutto a spendere quelle ore sulle cose per cui ti pagano davvero.

Domande frequenti

Si può automatizzare del tutto la comunicazione con gli ospiti?

No, e non conviene. Su portafogli reali un'AI ben istruita gestisce da sola intorno a sette conversazioni su dieci. Il resto sono reclami, richieste di rimborso ed eccezioni che richiedono una decisione, e vanno gestiti da una persona.

Che differenza c'è tra messaggi automatici e AI?

I messaggi automatici sono template inviati a un orario prestabilito e non reagiscono a quello che l'ospite scrive. Un'AI legge la domanda, cerca la risposta nelle informazioni della struttura e risponde anche quando la richiesta non era prevista da nessun template.

Serve un channel manager per automatizzare le risposte?

Non necessariamente. Alcuni strumenti, tra cui BuddyChat, funzionano anche senza: si affiancano ai canali che usi già, quindi si possono provare senza rifare l'impianto tecnologico.

Da quante unità conviene automatizzare la comunicazione?

Indicativamente da cinque unità in su, perché sotto quella soglia il tempo recuperato difficilmente giustifica lo strumento. Non è però una regola fissa: se già con due appartamenti ti senti sopraffatto dai messaggi, il bisogno è reale a prescindere dai numeri. Il ritorno cresce con il numero di case e di canali attivi.

L'ospite si accorge che sta parlando con un'AI?

Con BuddyChat non ci è mai capitato. Le risposte pescano dalle informazioni reali della casa e usano il tono dell'host, quindi l'ospite ha la sensazione di parlare con chi gestisce l'appartamento. Quello che si riconosce subito, al contrario, sono le risposte generiche e identiche a ogni messaggio: è il modo in cui si comportano i sistemi impostati male.

Cosa non va mai automatizzato?

Reclami, danni, richieste di rimborso o sconto, problemi di accesso in corso e trattative su gruppi o soggiorni lunghi. Sono le conversazioni in cui una risposta sbagliata costa una recensione.

Provalo sulle tue case

Se leggendo hai riconosciuto le tue giornate - il telefono che decide l'ordine delle cose, la stessa domanda sull'orario di check-in per la quarantesima volta, i weekend passati a rincorrere tre chat diverse - il modo più rapido per capire se questa strada fa per te non è leggere un altro articolo, è vederla lavorare sulle tue case.

Chi studia con BnB Academy ha 500 messaggi gratuiti per provare BuddyChat sul proprio portafoglio, senza impegno, più sconti dedicati in base al numero di proprietà gestite. Si parte da una demo: guardano com'è fatto il tuo portafoglio, ti mostrano come si comporta sulle tue case e ti dicono anche se secondo loro non ha senso. Prenota la tua demo di BuddyChat.

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Ludovico Cianchetta Vazquez

Ludovico è famoso per aver portato in Europa il business degli affitti brevi con un metodo scalabile e accessibile anche a chi non ha grossi capitali. Intervistato da Forbes, Millionaire, Yahoo Finance e altre pubblicazioni di settore, è il fondatore di BnB Academy.

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